Photoshop: il bisturi 2.0 al servizio del web

Photoshop

Curare il proprio aspetto non è certo un crimine, anzi. Fin dall’antichità donne e uomini si sono serviti di espedienti di bellezza per migliorare la propria immagine.

Poi venne la chirurgia plastica, l’arte del ritocchino, alla quale hanno ceduto non solo i personaggi dello spettacolo ma anche i comuni mortali. Come resistere a uno zigomo gonfio di orgoglio o a un seno esplosivo? Poi arrivarono i social e le webstar, i blogger e gli influencer. Persone note per lo più attraverso le loro foto, confinate in una realtà bidimensionale. E fu così che la social beauty si accontentò del sapiente uso di Photoshop.

Abusare del bisturi si sa, non ha mai portato a nulla di buono e il bisturi 2.0, il fotoritocco, può comportare dei danni simili a quelli dell’eccessiva chirurgia plastica. Photoshop nasce con un nobile fine, quello di migliorare le fotografie. Ma cosa succede se ti fai prendere la mano? Inizi con l’assottigliare un braccio e ti ritrovi a essere alta due metri, con una pelle levigata che nemmeno ti avessero scartavetrata, una quinta di seno e un lato B da fare invidia a J.Lo.

Soddisfatta della tua creatura, la cui somiglianza con te è pari a quella tra Brad Pitt e Giancarlo Magalli, decidi di rendere pubblico lo scatto. Click, on-line su Instagram con magari un hashtag come #nofilter o #naturalbeauty.

Photoshop ha fatto il suo dovere, ha effettivamente migliorato la fotografia. Peccato che il soggetto ritratto sia molto distante dall’originale. Costruisci la tua social beauty presentando un’immagine deformata quando probabilmente non ce ne sarebbe nemmeno bisogno. Eppure l’ossessiva ricerca della perfezione, del post impeccabile, dei commenti in cui viene celebrata la tua bellezza diventano più forti della tua volontà. La tua vita è sul web, difficilmente esisti al di fuori della rete. Puoi continuare a giocare con Photoshop perché in fondo è ciò che il pubblico vuole ed è ciò che tu vuoi.

Ma succede l’imprevedibile. L’universo reale, quello in tre dimensioni, ti cerca. Sei piaciuta, ce l’hai fatta. Sei pronta ad affrontare il vero social, quello dove la gente puoi toccarla con mano? Nessun Photoshop può aiutarti. E così accade. Il mondo vero non ti riconosce. Non ci sono le gambe chilometriche, la cute setosa, le labbra definite e l’unica quinta con cui hai avuto a che fare nella tua vita è stata la quinta elementare. Delusione, sgomento. La tua creatura, il tuo avatar non esistono. La tua credibilità precipita, è un’immagine che non potrai ritoccare.

Caro Photoshop, tu che ci salvi dai brufoli e da un po’ di ciccia, salvaci anche da noi stesse. La social beauty può e deve essere naturale. Perché diciamolo, in caso contrario è pubblicità ingannevole.

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