Il mio viaggio in Kenya: tra Watamu e la savana

Il senso di libertà sulla pelle, gli occhi pieni di vita e la spensieratezza di chi non ha niente tra le mani. A volte le cose più preziose nascono dalle piccole cose.

Quest’estate avevo un’unica certezza: scappare dalla città e fare un viaggio, uno di quelli belli che un po’ la vita te la cambia. Così, insieme a Mario, ho pianificato un viaggio di due settimane in Kenya a Watamu passando per Nairobi e Mombasa. Ho prenotato un volo last-minute e con una valigia altrettanto last-minute sono partita per due settimane che ti fanno dimenticare di essere sulla terra. Meglio ricordarsi di essere organizzati però, perché il viaggio per Watamu è lungo e noioso ma la bellezza del posto, ripaga immediatamente ogni fatica.

Nairobi e Mombasa sono le due grandi città in cui sono passata per arrivare a Watamu, non immaginarle come una città qualsiasi perché appena metti piede in Kenya ti rendi conto di essere in un mondo tutto a sé che nel suo essere molto povero e incasinato ti lascia un qualcosa fin da subito. Il mio consiglio è di fermarti almeno un giorno a Nairobi per visitare la casa delle giraffe Giraffe Manor e se rientri tra gli Instagrammer accaniti non puoi non farlo.

Ad accogliermi ad Watamu c’era Guido e tutto lo staff del Garoda Resort, primo albergo in cui ho soggiornato, famoso per la bellezza della sua spiaggia. Il resort si affaccia infatti proprio su Garoda Beach, la spiaggia più bella di Watamu adiacente al parco marino e alla Short Beach, una lingua di spiaggia bianchissima colma di stelle marine. Bella è dire poco. La spiaggia è popolata dai Beach Boys, ragazzi kenyoti che ti accompagnano ovunque, e dico ovunque. Dagli un limite perché altrimenti, oltre che a visitare le stelle marine, i pesci le tartarughe e la foresta della mangrovie ti porterebbero anche sulla luna. Fortunatamente sono molto simpatici.

Io nella foresta delle mangrovie comunque ci sono stata ed è stata una delle esperienze più belle della mia vita perché, dopo aver attraversato la foresta a bordo di una barchetta sono arrivata all’orfanotrofio Marafiki, sull’isola di Kadaina. Qui, una tettoia fatta di rami secchi era la scuola del luogo. Quella tettoia, grazie all’entusiasmo di quattro ragazzi è diventata una Primary School Onlus frequentata da più di 600 bambini, alla quale si è aggiunto l’orfanotrofio Marafiki. Ci vai e ci lasci il cuore.

Un altro dei posti in cui non puoi non lasciare il cuore è la Savana, un safari è sempre stato tra la lista dei miei sogni nel cassetto e Kudu Safari l’ha realizzato per me. Sono stata 48 ore nella savana, ho viaggiato su una gip, dormito in una tenda circondata da animali, conosciuto un masai e visto una leonessa con un cucciolo da vicino. Ho visto l’alba alle 5 del mattino insieme agli elefanti e il tramonto tra le giraffe e mai come in quel giorno ho sentito il senso di libertà sulla pelle, perché il Kenya ti lascia questo. Braccia che ti accolgono, bambini che non vedono l’ora di abbracciarti e la spensieratezza e la felicità di chi vive sapendo che non ha niente ma che in qualche modo ce la farà.

La location accanto al Garoda Resort è quello del Gecko Resort dove una cena di pesce a bordo piscina e al lume di candela nel ristorante gestito da Kiko è d’obbligo. Voto 10 e lode, soprattutto per gli amanti del pesce (come me). Ma la chicca del viaggio, degno di nota, è il Kobe Suite Resort, l’albergo in cui ho soggiornato durante la mia seconda settimana in Africa formato da 23 suites affacciate su Garoda Beach. Il ristorante è alla carta e la location è sulla spiaggia dove si cena con i piedi nella sabbia. Via i tacchi perché in Kenya si vive scalzi, o al massimo con un paio di Havaianas.

La to do list non è breve e il Kenya va vissuto. Non è la prima volta che vado in Africa ma questa volta è diverso, torno a casa con il mal d’africa, il cuore pieno di vita e la promessa che ci tornerò presto. Ho dei bimbi da abbracciare e degli occhi pieni di gioia da rivedere. Perché se c’è una cosa che ho imparato da questo viaggio, che queste persone mi hanno insegnato, è che non c’è niente di più importante della felicità anche quando tutto va storto, soprattutto quando tutto va storto, e non hai niente tra le mani. Spesso le cose più preziose nascono dalle piccole cose e chi le sa cogliere lo è ancora di più. Al prossimo, di una lunga serie.

 

 

 

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